A farlo ci pensa 300, il film sulla battaglia delle Termopili. La storia di un manipolo di eroi della libertà che si sono battuti per frenare l’avanzata dell’impero persiano, guerrafondaio e negazionista già allora. Si aggiunga che il traditore in seno alla patria si chiama Terone e che il re nemico è un negretto apparentemente poco etero e appare evidente come 300 abbia tutte le carte in regola per diventare un film bandiera per il mondo occidentale, orfano di Mel Gibson ormai convertito al genere cattosanguinario.
Ecco la storia. A Sparta, governata dal saggio – per il metro locale – re Leonida, tutto va come deve andare: i bambini storpi vengono gettati dalle rupi e quelli sani vengono mandati al massacro per diventare grandi soldati. Ma un brutto giorno bussa alle porte della città un emissario del re dei persiani che invita Sparta ad arrendersi. Un po’ perché, pensando di fare cosa gradita, si presenta con un mazzo di teste, un po’ perché quel giorno a Leonida giravano parecchio perché aveva appena fatto cilecca con l’esuberante moglie, fatto sta che l’emissario finisce giù per un pozzo senza fine al grido di “Questa è Sparta”.
Leonida a questo punto è di fronte a un bivio. Arrendersi e farsi massacrare dai persiani o combattere e farsi massacrare dai persiani. Sceglie la seconda ipotesi, anche per il decisivo intervento della lobby delle armi, ma non ha tenuto conto delle manovre del doppiogiochista Terone che, facendo leva sulla proverbiale accidia della sua stirpe, dice che l’esercito non serve. Nessun problema, dice Leonida, andremo solo in 300. Il re è paradossalmente tranquillo, visto che ha un asso nella manica. In gioventù ha avuto un trauma sul genere Lupo vs Cappuccetto e ha imparato che portando il nemico in una gola strettissima si può combattere in uno spazio ristretto, nel quale il leggero squilibrio tra le forze (uno a un miliardo, nello specifico) risulti maggiormente accettabile.
Alle Termopili, tuttavia, è l’inferno. Contro la falange greca si scagliano, in rapida sequenza, soldati a mucchi, rinoceronti, elefanti, bombe, killer prezzolati, cacciabombardieri e un’epidemia di SARS causata dal lancio di pollame cinese. Dopo due giorni di attacchi giacciono a terra soldati montagne di persiani e tre soli spartani, peraltro uccisi dal fuoco amico. Nel delirio generale Leonida riesce a dare un ruolo anche al gruppone dei tespiesi, disperati borghesi riconvertiti alla guerra, comandati da un tipo lacrimoso che ogni cinque minuti dice “Non ce la faremo mai”. Sotto la guida di Leonida gli imbranati tespiesi vivranno una repentina trasformazione divenendo nel breve volgere di una battaglia buoni soldati e ottimi cadaveri da calce.
Il protrarsi della battaglia provoca la stizza dell’androgino re Serse, in preda a incontrollati sbalzi di umore (sono buono, sono stronzo) anche a causa di un noioso prurito forse causato dalla scarsa igiene del tipo che gli ha messo i piercing. La guerra è in stallo e si capisce che di questo passo morirà tutta l’Asia e dovranno cominciare a portare gli australiani con i canguri. Ma il tradimento di un gobbo spartano, mirabile fusione di Gollum e Schifani, cambia il corso degli eventi. Il deforme intende vendicarsi di Leonida che non lo ha voluto inserire nella falange adducendo risibili questioni di fisicità (delusione questa ancora più cocente perché poco prima Men’s Health aveva rifiutato di metterlo in copertina). In cambio di una patetica uniforme e, soprattutto, di un quintale di gnocca di non eccelsa qualità, il traditore riferisce a Serse quanto sentito quella mattina al CISS Viaggiare Informati: l’esistenza di una via alternativa per aggirare le Termopili e prendere alle spalle gli spartani.
In un’alba livida, mentre al largo la flotta alleata intravede le coste della Bretagna, un paio di miliardi di soldati persiani accerchia gli spartani, diventati 296 dopo che un’apnea notturna si era portata via il vecchio ma valoroso Ticherno. A nulla serve ormai il disperato tentativo della regina, che si è generosamente data via per ottenere alcuni senatori necessari per far passare la riforma della scuola e per inviare l’esercito in soccorso. Troppo tardi. Uno a uno cadono teste, nasi, arti di spartano, provocando nei soldati nostalgie di gioventù. Poi, ultimo, trafitto da uno spreco di frecce, cade al suolo l’eroico Leonida. Non prima di aver asportato con un colpo di lancia alcuni piercing del re Serse, che unisce questo inedito brivido al gusto della vittoria.
La regina piange ricevendo il soldato monocolo che è stato inviato per tramandare la storia degli eroi delle Termopili. Piange, lo abbraccia, si sdraiano insieme, lo nomina Ministro delle Pari Opportunità. La vita va avanti a Sparta. E’ ora di ricominciare a massacrare storpi.